La direttiva case green sugli infissi: devi cambiarli per legge?
Cosa dice la EPBD, perché l'Italia non ha ancora scritto le sue regole, e la risposta pronta da dare a un cliente in ansia da titolo di giornale.

Foto: MART PRODUCTION / Pexels
Un cliente entra in showroom, o chiama, con un titolo letto sul telefono: “Ho sentito che con la direttiva case green sono obbligato a cambiare gli infissi, è vero?”
È una domanda che sentirai sempre più spesso: la direttiva europea sulle case green (EPBD) è sui giornali da mesi, e l’Italia non ha ancora scritto le regole per applicarla. In questo post trovi cosa dice davvero la norma europea, cosa NON dice, a che punto è il recepimento italiano, e tre risposte pronte da dare al cliente senza vendere né allarmismo né false rassicurazioni.
Cosa dice la direttiva case green sugli infissi
La direttiva che i giornali chiamano “case green” è la Direttiva (UE) 2024/1275, nota anche come EPBD (la sigla inglese per prestazione energetica nell’edilizia). È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’8 maggio 2024 ed è entrata in vigore il 28 maggio 2024.
Qui si ferma quasi sempre quello che arriva al cliente, ed è anche il punto in cui nasce il fraintendimento. La direttiva non impone a un singolo proprietario di casa di sostituire gli infissi entro una data precisa. Fissa invece degli obiettivi nazionali di riduzione dei consumi energetici sul patrimonio edilizio nel suo complesso, con priorità agli edifici meno efficienti, e lascia a ogni Stato membro il compito di tradurli in regole interne.

L’obiettivo di fondo, quello dichiarato dalla direttiva, è un parco immobiliare europeo a emissioni zero entro il 2050. È un traguardo che riguarda gli Stati, non le singole abitazioni: nessuna norma europea dice oggi “la tua casa in classe F deve avere infissi nuovi entro il 2028”.
Perché in Italia non c’è ancora una regola precisa da seguire
Gli Stati membri avevano tempo fino al 29 maggio 2026 per recepire la direttiva nel proprio ordinamento. A quella scadenza l’Italia non l’aveva fatto, e non era la sola: il 15 luglio 2026 la Commissione europea ha mandato a tutti e 27 gli Stati una lettera di messa in mora, il primo passo della procedura d’infrazione. A settembre il Governo ha annunciato che la recepirà con un emendamento alla legge di delegazione europea 2026, durante l’esame in Parlamento: la strada è scelta, le regole non sono ancora scritte.
Il ritardo riguarda anche un secondo passaggio, il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici: l’Italia avrebbe dovuto presentarne la bozza entro il 31 dicembre 2025, e per questo a marzo 2026 era già finita in una prima procedura d’infrazione insieme ad altri 18 Stati. La versione definitiva va consegnata entro il 31 dicembre 2026. È quel piano, non la direttiva europea da sola, a dover stabilire in concreto quali soglie riguarderanno gli edifici italiani e quali interventi verranno incentivati o richiesti.
Come si integra il Metodo VAIpass
Finché la norma italiana non esiste, ogni promessa di scadenza precisa fatta a un cliente (“entro il 2027 sei obbligato”) anticipa un testo che ancora non c’è. È un terreno scivoloso: il cliente che si sente allarmato con un dato inventato è lo stesso che poi confronta tre preventivi cercando solo lo sconto, non la relazione di fiducia.
Il passaparola qualificato lavora nella direzione opposta: chi ti viene segnalato da un cliente soddisfatto arriva già con la fiducia costruita, e la conversazione sulla direttiva diventa un argomento di competenza in più, non l’unica leva per chiudere. Vale lo stesso principio già visto per un’altra normativa tecnica trasformata in argomento di vendita: le regole si vendono solo quando sai spiegarle con onestà, senza forzarle.
Perché però conviene muoversi comunque, senza aspettare la norma
L’assenza di un obbligo diretto non significa che convenga aspettare. Tre motivi restano validi indipendentemente da cosa deciderà l’Italia:
- Il risparmio energetico è reale e immediato. Secondo ENEA, tra gli interventi sull’involucro di un edificio la sostituzione degli infissi è quello che porta il maggior vantaggio in termini di riduzione della dispersione termica, e quindi dei consumi.
- L’attestato di prestazione energetica (APE) pesa sul valore dell’immobile. Una casa con una classe energetica migliore si vende e si affitta più facilmente, a prescindere da come evolverà la direttiva.
- I bonus fiscali di oggi non sono garantiti domani. Le aliquote attuali per gli infissi restano un’occasione concreta, ma nessuna aliquota fiscale in Italia ha mai avuto vita eterna: ne trovi il dettaglio nel post sui bonus infissi 2026.

Su questo terreno la trattativa cambia registro: non è più “compra prima che scada una legge che non esiste ancora”, ma “il vantaggio economico è già qui, oggi”. È lo stesso spostamento di cui parliamo quando confrontiamo i prezzi degli infissi in PVC e alluminio: si vende valore, non l’urgenza fabbricata.
Cosa rispondere subito al cliente
- “No, oggi non esiste un obbligo di legge che ti costringa a cambiare gli infissi entro una data per questa direttiva.” La direttiva fissa obiettivi nazionali, non scadenze per il singolo proprietario.
- “L’Italia dovrà comunque scrivere le sue regole entro fine 2026, quindi qualcosa cambierà.” Meglio muoversi ora, con i bonus e i prezzi di oggi, che aspettare regole più rigide e magari meno incentivate.
- “Se vuoi risparmiare in bolletta e alzare il valore della casa, la sostituzione ha senso comunque.” Indipendentemente da come andrà a finire il recepimento italiano.
Se vuoi vedere come funziona in pratica, ne parliamo nel post sulla posa in opera qualificata: stessa logica, un’altra normativa.
Rispondere bene a domande come questa è già una parte del lavoro che facciamo con il Metodo VAIpass: aiutare artigiani come te a trasformare la fiducia dei clienti in nuovi contatti qualificati, senza pubblicità a pagamento. Se vuoi capire come funziona per la tua zona, parliamone.
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